martedì 31 ottobre 2017

Aleksandar Ciric il persiano

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“La nostra vita è la pallanuoto e non importa se la vivi nel tuo paese o all’estero”. Aleksandar Ciric è stato un grande campione e quando ha smesso di giocare, a 37 anni, è volato in Iran per continuare a vivere la pallanuoto da allenatore, come c.t. della nazionale persiana. Con lui alla guida, l’Iran ha compiuto importanti progressi, arrivando a conquistare il quarto posto ai campionati asiatici 2016 e a raggiungere la finale del Water Polo Development Trophy disputato pochi giorni fa a Malta. L’Iran è stato poi squalificato insieme alla nazionale maltese in maniera molto fiscale per uno scontro tra i giocatori scoppiato al termine della partita, con l’oro che è finito all’Uruguay. A inizio ottobre, Ciric ha ricevuto a Teheran il c.t. del Settebello Sandro Campagna e il presidente Fin Paolo Barelli per definire un accordo di cooperazione tecnica tra le due federazioni. L’Iran, dunque, sembra una nazione interessata a crescere nel panorama della pallanuoto internazionale.
Coach Ciric, qual è l’obiettivo della pallanuoto iraniana?
Aleksandar Ciric s'è ritirato nel maggio 2015, ad agosto dello stesso anno è diventato c.t. dell'Iran
Aleksandar Ciric s’è ritirato nel maggio 2015, ad agosto dello stesso anno è diventato c.t. dell’Iran
Vogliamo raggiungere le realtà asiatiche più avanzate, come il Giappone, la Cina e il Kazakistan. Ai campionati asiatici siamo riusciti a pareggiare con la Cina, perdendo poi ai rigori: è stata la prima volta dai tempi della rivoluzione islamica. Abbiamo compiuto dei passi avanti, ora dobbiamo continuare con questo ritmo, lavorare di più: il gap è ancora grande.
Il Giappone è in crescita, la Cina vuole provarci e per riuscirci s’è affidata a due tecnici europei come Petar Porobic (per la nazionale maschile) e Mladen Klikovac (per la femminile). In Thailandia la pallanuoto femminile ha compiuto passi da gigante grazie a Daniele Ferri. La sensazione è che qualcosa si muova a Oriente.  
Non è solo la pallanuoto, ma l’intero equilibrio mondiale si sposta verso Est: il futuro è in Asia. Nella pallanuoto la lezione del Giappone può essere da esempio. Hanno inventato un loro stile di gioco: sanno che non possono contrastare fisicamente le nazionali europei e così puntano sulla velocità. Alle Olimpiadi hanno creato problemi a Grecia e Serbia.
Anche l’Iran può crescere tanto? 
L'Iran festeggia la vittoria della semifinale del Water Polo Development Trophy contro l'Uruguay
L’Iran festeggia la vittoria della semifinale del Water Polo Development Trophy contro l’Uruguay
La situazione è più difficile. L’Iran è un grande paese, conta 80 milioni di abitanti e si affaccia su due mari, ma la base dei pallanuotisti è ristretta, nonostante gli iraniani siano un popolo con grande talento nello sport. I ragazzi iniziano a giocare a 10-12 anni, affrontano le prime competizioni locali a 15 anni e il primo campionato nazionale solo a 17. A livello senior, ci sono 7 squadre nella massima serie, 6 nella seconda. Due sono dei gruppi sportivi delle forze armate, visto che tutti i ragazzi devono svolgere due anni di servizio militare. Si pratica la pallanuoto in tante città, come Teheran, Tabriz, Esfahan, Kermanshah, Yazd, Shiraz o Omidiyeh, ma la maggior parte di queste non ha una prima squadra e quindi i ragazzi più dotati devono spostarsi a Teheran o nelle squadre militari. Io lavoro con gli U17 e gli U20, oltre che con i senior, provando ad alzare il livello degli allenamenti e parallelamente elevando l’istruzione tecnica degli allenatori iraniani. È il modo più veloce per migliorare.
Quanto tempo trascorre in Iran?
Più o meno 9 mesi l’anno. Sono arrivato a Teheran dopo essere stato contattato da Mohsen Rezvani, il più grande pallanuotista della storia iraniana. Guardandomi indietro, dopo 2 anni di lavoro, sono contentissimo: abbiamo compiuto enormi progressi. Questo paese è completamente diverso da come viene raccontato o dipinto dalla propaganda avversa. Gli iraniani sono generosi, educati e con un enorme talento. Vogliono crescere nello sport, anche nella pallanuoto.
Paolo Barelli ha confessato che la federazione iraniana sta cercando un allenatrice straniera a cui affidare la costruzione di una nazionale femminile. Sarebbe un passo avanti straordinario per le donne iraniane. 
Non so nulla di tutto ciò, ma conosco tante sportive serbe che hanno lavorato in Iran, nella pallavolo o nella pallamano, trovandosi bene.
Come potrebbe conciliarsi la pallanuoto con il dress code islamico, che impone alle ragazze di mostrare solo volto e mani?
Non saprei, ma gli iraniani sono più aperti di quanto gli occidentali possano pensare, specie quando si tratta di sport. Recentemente la mia nazionale è andata in tv: la regia inquadrava i giocatori solo quando erano in acqua evitando di farli vedere in costume fuori dalla vasca. È stato un primo passo importante.
La Federnuoto italiana ha annunciato una collaborazione con quella iraniana. Quanto sarà importante per la sua squadra potersi confrontare con il Settebello?
Ciric (il quarto nella fila in basso) insieme a Campagna, Barelli e ai tecnici iraniani
Ciric (il quarto nella fila in basso) insieme a Campagna, Barelli e ai tecnici iraniani
Sarà fondamentale, i miei giocatori devono affrontare dei campioni, toccarli, lottare con loro per capire quanto ancora devono lavorare, quanto è difficile essere un campione. Per diventare un grande atleta bisogna sognarlo e poi lavorare più di tutti. Io ho iniziato a sognare da bambino ed è stato anche merito di Sandro Campagna. Lui giocò la mitica finale del Mondiale ’86 tra Jugoslavia e Italia: io mio fratello avevamo un VHS di quella gara, l’abbiamo vista miliardi di volte, innamorandoci della pallanuoto.
Siete reduci dal Water Polo Development Trophy di Malta. Al di là dell’episodio finale, è stato un torneo utile per migliorarvi?
Giocare e allenarsi con squadre del nostro stesso livello è importante quanto prendere sberle da un top team. La vittoria su Malta per 12-8 nella prima partita del torneo è un risultato importante, che ci dà la spinta per continuare a lavorare.
Cosa dovrebbe fare la Fina per aiutare lo sviluppo della pallanuoto iraniana?
Permetterci di partecipare al prossimo Intercontinental Tournament di World League sarebbe importante. La Fina deve capire che l’Iran è una nazionale sulla quale si può scommettere.
A 40 anni le manca la pallanuoto giocata?
In carriera Ciric ha vinto un oro ai Mondiali e 3 agli Europei. Nel suo palmares, uno scudetto a Brescia (2003) e l'Eurolega con il Becej (2000)
In carriera Ciric ha vinto un oro ai Mondiali e 3 agli Europei. Nel suo palmares, uno scudetto a Brescia (2003) e l’Eurolega con il Becej (2000)
No, mi tengo in forma con altri sport come la boxe. E poi vivo ancora di pallanuoto 24 ore al giorno. Come allenatore devo seguire tutto, anche il campionato italiano: il Brescia è sempre nel mio cuore. Da tanti anni allestisce una squadra al top, spero che quest’anno possa arrivare lo scudetto.
E al mondo, oggi, c’è un altro Ciric?
No, perché i giocatori di oggi sono più bravi. La pallanuoto va avanti, si gioca ad una velocità ancora più elevata. I pallanuotisti di oggi sono migliori.



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