martedì 30 maggio 2017

Felipe Perrone: “L'identità la forza dello Jug"

Felipe Perrone
A Dubrovnik Felipe Perrone è venerato come un santo, ma stavolta, a Budapest, il miracolo gli è riuscito a metà: il suo Jug ha perso la finale di Champions League con lo Szolnok, dopo aver però eliminato ancora una volta la Pro Recco in semifinale. Alzi la mano chi credeva fosse possibile, dopo il trionfo di un anno fa contro i liguri, alla Alfred Hajos. Sorridente come sempre, Felipe ora si gode il dolce ma anche l’amaro di quanto vissuto alla Duna Arena.
“Abbiamo perso la finale perché dopo le vittorie con l’Olympiacos e la Pro Recco eravamo stremati, morti – ci dice -. E lo Szolnok, una squadra fortissima, ha giocato una grande partita. Mi consolo pensando alla semifinale”.
Nessuno pensava che lo Jug potesse battere ancora la Pro Recco, arrivata a Budapest ancora più forte di un anno fa.  
È stata la partita più bella e spettacolare della mia carriera a livello di club. Ed è stata una fortuna giocarla in una piscina come la Duna Arena, davanti a quasi 10mila persone. Sinceramente non credevamo di poter vincere ancora contro la Pro Recco, la squadra più titolata al mondo.
Lo Jug s’è dimostrato ancora una volta un team dalla forza morale eccezionale. Qual è il suo segreto?
L'ultima Champions è l'unica competizione che Perrone non ha vinto da quando è allo Jug
La Champions 2016/17 è l’unica competizione che Perrone non ha vinto da quando è allo Jug
Il fatto che 9 giocatori vengano dal vivaio conta: è una cosa che poche squadre possono avere. Quei ragazzi sono cresciuti tutti insieme e giocato nello Jug tutta la loro vita, tengono allo Jug. Io, Vrlic, Garcia e Loncar ci siamo inseriti in un gruppo e in un ambiente con questa mentalità e siamo riusciti a dare qualcosa in più. Per me sono stati due anni indimenticabili.
Anche lo Jug non ti dimenticherà facilmente, visto quello che ha vinto con te.
Sono arrivato allo Jug dopo due anni in cui a Dubrovnik non si era vinto niente, il primo obiettivo era alzare un trofeo, uno solo. In due anni ne abbiamo vinti 8 su 9 competizioni…
Il tuo futuro sembra lontano da Dubrovnik. 
Tanta gente mi ha chiesto cosa farò, ancora non lo so. Ho bisogno di un po’ di tempo per valutare bene. La mia priorità, al momento, è poter tornare a giocare con la Spagna (nell’ultimo triennio ha militato nel Brasile, paese in cui è nato, ndr). Amo la pallanuoto e voglio giocare nei tornei più importanti. E in Brasile ora non posso farlo, la corruzione nella Federnuoto ha distrutto il grande lavoro che era stato svolto per le Olimpiadi di Rio de Janeiro.
Radiomercato vede il Barceloneta in pole position e la Pro Recco interessata. 
Il Recco non mi ha chiamato. Con lo Jug mi trovo benissimo e sarebbe duro andare via. Ma al momento voglio tornare nella nazionale spagnola e giocare nel Barceloneta mi renderebbe tutto più facile. E poi il Barceloneta è un grande club: tra poco Munarriz sarà il miglior giocatore del mondo, Tahull a 20 anni è già un grande centroboa.
Mentre tu passi alla Spagna il tuo amico Echenique, con cui hai vinto la Champions nel 2014 a Barcellona, sta per diventare italiano…
Perrone ha già militato nella Spagna dal 2005 al 2015 vincendo un argento e un bronzo ai Mondiali e un bronzo agli Europei
Perrone ha già militato nella Spagna dal 2005 al 2015 vincendo un argento e un bronzo ai Mondiali e un bronzo agli Europei
Tanta gente critica questi cambi di nazionalità sportiva. A loro rispondo che non sono io che faccio le regole e che ormai viviamo in un mondo cosmopolita. Inoltre io ho sempre avuto il passaporto spagnolo e Chalo ha davvero origini italiane. Perché togliere a noi due il piacere di giocare la pallanuoto ad alto livello, visto che con Brasile e Argentina non potremmo farlo?
Intanto passerai un’estate in vacanza: niente Mondiali per te.  
Dopo 13 anni, mi riposerò e non penso che verrò a guardare i Mondiali a Budapest: essere lì e non partecipare mi farebbe stare male.
Il tuo Brasile è stata l’unica nazionale a battere la Serbia di Savic negli ultimi tre anni. Sono ancora loro i favoriti?
Quella partita alle Olimpiadi di Rio de Janeiro è la più bella che ho mai giocato a livello di nazionali. I Mondiali di Budapest serviranno a capire i valori di partenza delle squadre nel nuovo quadrienni olimpico, ma la Serbia, al momento, è ancora davanti a tutti.
A Budapest si voteranno anche le nuove regole. Che ne pensi?
Con i roster da 11 giocatori giocare è quasi impossibile, ma se è quello che chiede il CIO allora bisogna adattarsi, perché la priorità per la pallanuoto è rimanere alle Olimpiadi. Nelle altre competizioni si potrà sempre giocare a 13. Sono favorevole anche ai campi da 25 metri, perché il pubblico sembra apprezzare di più quel genere di pallanuoto e perché potrebbe permettere di portare la pallanuoto in paesi dove non ci sono grandi impianti.

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